| Presupposto fondamentale per una "riforma fiscale ecologica" è l’instaurazione del "federalismo fiscale", unico meccanismo capace di riattivare la responsabilità nell’esercizio delle pubbliche funzioni e quindi il risanamento finanziario consensuale del paese, i cui principi essenziali sono:
– il principio del beneficio, si paga avendone in cambio un pubblico servizio;
– il principio del sacrificio, si paga per aiutare chi davvero ne ha bisogno;
- il principio della responsabilità diretta, non solo elettorale, ma anche fiscale, di chi amministra la cosa pubblica a partire dal livello più vicino ai cittadini, quello municipale.
Lo stesso fallimento della politica di risanamento del bilancio attuata da Ciampi (va ricordato che il debito pubblico è cresciuto ancora arrivando al 120% del PIL), conferma che il rientro del debito non si può fare restando dentro questo sistema di governo, agendo in modo centralista sulla contabilità nazionale, magari affidando il compito agli stessi protagonisti del dissesto. Lo si può intraprendere solo se la periferia ridiventa "centrale" e la gente viene coinvolta in prima persona.
Un fisco decentrato e localizzato può rendere concreta l’idea che "pubblico" non è sinonimo di "gratuito", che i servizi collettivi costano e vanno pagati da chi li utilizza.
È solo operando un cambiamento federalista del sistema fiscale (e quindi politico) che può essere garantito il riequilibrio dei rapporti sociali del territorio e dell’ambiente.
Si tratta di trasformare la macchina burocratica dello Stato centrale per sostituirla con una struttura decentrata, flessibile, snella, su misura delle esigenze locali, ma in grado di realizzare la vera unificazione della nazione nel contesto europeo.
Il terreno del municipalisrno fiscale, avvicinando il pagamento delle tasse al loro utilizzo e, quindi, consentendo la verifica diretta dell’efficienza del denaro versato è, oltre tutto, quello più adatto per fare pagare consumi strettamente collettivi, spesso indivisibili, come il più delle volte sono quelli ambientali.
Il fisco centralizzato è, per così dire, allergico ai consumi collettivi indivisibili, che possono essere acquistati solo tramite l’ente locale e pagati con tasse e tariffe.
La "riforma fiscale ecologica" ha quindi, bisogno dell’humus culturale e politico costituito dalla "riforma fiscale federalista".
Senza federalismo fiscale non vi è alcuna possibilità di far passare una significativa valutazione delle risorse naturali con lo strumento della tassazione e di usufruire dei vantaggi economici per migliorare la qualità della vita.
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