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La politica verde sul rapporto economia ambiente: un fallimento annunciato Settore inquinamento fisico, chimico, biologico
Aspetti istituzionali e legislativi per un governo federalista dell’ambiente Federalismo fiscale e riforma fiscale ecologica La compatibilità tra mercato e ambiente La riforma fiscale ecologica Gestione dei servizi ambientali Competizione privato-pubblico Aree protette e difesa del suolo Salvaguardia delle acque Tutela della qualità dell’aria Prevenzione e limitazione dell’inquinamento acustico Smaltimento rifiuti Attività estrattiva in materia di miniere, cave e torbiere Valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) ed industrie ad alto rischi Protezione ambientale nel settore energetico Radioprotezione Informazione, partecipazione ed educazione ambientale Organizzazione amministrativa
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La legge quadro sulle aree protette (la n. 394 del 1991), lungamente attesa, ha eluso gran parte delle aspettative, riconducendo ad una logica di potere centralista le competenze in materia delegate costituzionalmente alle Regioni, ed imponendo vincoli troppo restrittivi alle comunità locali.
Gli Ambientalisti e i Federalistisi impegnano a modificare la legge sopra citata, prevedendo la più ampia competenza delle Regioni e degli Enti Locali nel gestire le aree protette che interessano il proprio ambito territoriale, sulla scorta delle convenzioni comunitarie ed intemazionali in merito.
La politica delle aree protette deve mirare a salvaguardare contemporaneamente due patrimoni:
– il patrimonio ambientale, bene prezioso anche per le generazioni future, coniugando con esso le esigenze di lavoro e di occupazione delle popolazioni dei parchi. Vanno, cioè, semplificate le autorizazioni ed incentivati gli investimenti reali per la creazione di posti di lavoro stabili , legati all’informazione, formazione ed educazione ambientale (centri visita, marchi doc, cooperative artigiane locali, centri salute, ecc.);
– il patrimonio culturale, attraverso il recupero e la valorizazione delle identità, della storia, delle tradizioni delle popolazioni dei parchi.
Un parco non va concepito come un "museo naturale", secondo l’impostazione dell’attuale "parcomania", che moltiplica le aree sottoposte a tutela per esigenze di "immagine verde" coniugate alla lottizzazione di poltrone in enti ed organismi creati artificialmente (posti ambìti e contesi con accanimento anche da che si professa "ambientalista"). In una visione di "governo globale del territorio", ispirata al concetto di "risparmio de suolo" come risorsa scarsa, che tutela l’istanza ecologica anche nelle aree non vincolate, è la responsabile usufruibilità da parte della comunità locale che fa dell’area protetta un organismo vivo, che realizza un’armonica convivenza tra uomo e ambiente naturale.
È lo stesso principio che va posto alla base della politica per la difesa del suolo: la presenza vitale dell’uomo il presupposto per un recupero degli ambienti degradati.
È indispensabile, in tema di prevenzione di dissesti, definire un consistente e continuativo sistema di incentivazione finanziaria e di sgravi fiscali.
Occorre dare impulso alla potenzialita' di alcune leggi: legge n. 183 del 18 maggio 1989, legge n. 253 del 7 agosto 1990, D.M. n. 460 del 6 ottobre 1990 e l’ultima legge sull’assetto idrogeologico, sensibilizando ed informando l’apparato burocratico perché possano realmente tradursi nella normativa di base regionale per un’attenta programmazione dell’assetto e delle risorse territoriali.
Occorre potenziare la struttura del servizio geologico (recentemente riorganizato con il D.P.R. n. 85 del 24 gennaio 1991) in modo che possa alfine qualificarsi quale effettivo strumento di supporto alla pianificazione, evitando che resti avulso dalla pratica operativa e considerato quale mero organismo di studio e rilevazione.
Occorrerà delimitare inequivocabilmente il potere del comparto della protezione civile, onde evitare, come avvenuto in molti casi che, senza l’esistenza di reali situazioni di emergenza, fossero autorizati lavori in deroga a tutte le norme di controllo ambientale e territoriale e fossero poi spese ingenti somme per opere rivelatesi ecologicamente dannose.
Il processo decisionale di tutte le operazioni da compiere relativamente alla difesa ed al risparmio del suolo deve essere verificato dagli Enti Locali, che più di ogni altra realtà istituzionale possono dirsi competenti sul territorio e che poi subiranno concretamente la decisione presa. |
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